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Liberato, chi è e perché è diventato un vero e proprio fenomeno

“Ma veramente?!”. Questo è stato il primo pensiero che ho avuto sentendo una canzone di Liberato. In effetti lo scetticismo …

“Ma veramente?!”. Questo è stato il primo pensiero che ho avuto sentendo una canzone di Liberato. In effetti lo scetticismo è un mio marchio di fabbrica. Non sono persona dai facili entusiasmi, soprattutto in ambito musicale. Diciamo che mi emoziono più per PEM PEM di Elettra Lamborghini che per Ghali, mettiamola così. Ma giusto perché amo ostentare una certa cultura trash nelle cene tra amici.

Come in un tutte le migliori storie d’amore, dallo scetticismo iniziale è arrivata la fase dell’innamoramento. Così Liberato è diventato il mio punto di riferimento per diversi momenti della giornata: quando sono triste, quando sono felice, quando sono scarica, quando sono carica. E nella mia testa il “Ma veramente?!” si è trasformato in “Je te voglio bene assaje” (i fan di Liberato coglieranno la citazione al suo ultimo pezzo).

In effetti, nonostante per lavoro io sia sempre più interessata al fenomeno mediatico che al prodotto reale, questa volta è successo il contrario. Non ne sapevo nulla di questo Liberato. Sapevo solo che faceva delle canzoni pop davvero ottime, capaci di funzionare grazie al dialetto napoletano e alla base elettronica. Tutto il resto l’ho scoperto dopo.

Lo storytelling dell’anonimato

Di lui si sa solo che non si sa nulla di lui. Chi sia Liberato non è dato sapersi. Lui è un po’ la versione partenopea di Banksy. Ad incrementare la curiosità era stata l’ipotesi che durante la puntata di Gomorra 3 si potesse svelare il vero volto volto del rapper. Ma niente.

Così, in un mondo in cui apparire è esserci, la scelta di Liberato fa scalpore e fa parlare ancora di più di lui. Da un punto di vista di marketing, la sua è una scelta a dir poco azzeccata. Generare curiosità, far crescere l’hype. Tutti vogliono sapere chi sia. Tanto che sul Lungomare di Margellina per il suo concerto sono arrivate 20.000 persone, probabilmente tutte con la speranza di immortalare il suo volto.

Liberato è come i supereroi. Ha reso il neomelodico qualcosa di pop e spettacolare. Comunica solo attraverso i social network. I suoi video sono vere e proprie storie. Un po’ come i video degli anni ‘90, in cui succedeva qualcosa di bello a prescindere del cantante che si esibisce sulle note della sua canzone.

Da un punto di vista della comunicazione, Liberato ha fatto bingo. La vera impresa, in un mondo di selfie e di dirette Facebook, è far parlare solo del prodotto, nel caso specifico della sua musica. Però una perplessità rimane. Siamo davvero sicuri che se Liberato non fosse una sagoma incappucciata la cui voce non è identificabile sarebbe diventato il fenomeno che è oggi? Ai posteri l’ardua sentenza. A me le cuffiette per sentire Tu t’e scurdat’ ‘e me.

Questo articolo è stato scritto daSilvia TassoneI miei genitori mi hanno regalato una macchina da scrivere quando ancora ero troppo piccola per usare la penna. Da allora il mio destino è stato segnato. Quando non spingo tasti, leggo, viaggio e guardo serie tv. Per il resto scrivo.
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