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Facebook perde il pelo ma non il vizio

L’inchiesta del NY Times porta alla luce che il Social condivide i dati dei propri utenti con i produttori di smartphone, peccando ancora una volta di trasparenza.

Ci risiamo, dopo Cambridge Analytica (di cui avevamo già parlato qui) Facebook sembra non aver imparato nulla. Il New York Times ha scoperto che da almeno 10 anni il colosso di Menlo Park condivide i dati degli utenti e dei loro amici con quasi 60 aziende produttrici di dispositivi tra le quali Apple, Amazon, Microsoft e Blackberry. Dopo la tournée di scuse di Mark Zuckerberg negli Stati Uniti e in Europa, scaturita dallo scandalo di Cambridge Analityca, 22 di questi accordi sono stati interrotti mentre i restanti sono tutt’ora in essere.

Il punto focale rimane ancora una volta la trasparenza, poiché queste partnership non sono mai state segnalate agli utenti che ritenevano di aver vietato qualsiasi intromissione attraverso gli strumenti di tutela della privacy.

Perché i produttori di dispositivi hanno avuto bisogno dei nostri dati? Grazie a questi si sono potute creare tutte quelle integrazioni del social nel sistema operativo dei nostri device, per intenderci il pulsante condividi direttamente nel rullino foto, e le app per utilizzare i servizi di Facebook installate sui dispositivi.

La risposta dei portavoce di Facebook non è tardata ad arrivare: 

“Dieci anni fa abbiamo consentito ad aziende come BlackBerry e Microsoft di costruire le proprio versioni dell’esperienza Facebook. Non esistevano App Store al tempo e questo era l’unico modo per far funzionare il nostro prodotto sui loro dispositivi. Controlliamo strettamente queste API e i nostri partner hanno firmato accordi che prevengono l’utilizzo delle informazioni personali per altri scopi oltre al creare esperienze legate a Facebook, che peraltro vengono approvate da noi. Si tratta di un metodo molto differente da quello utilizzato per la nostra piattaforma pubblica di API. Le applicazioni che gli sviluppatori utilizzano sulla nostra piattaforma possono utilizzare le informazioni che le persone condividono con loro per migliorare le loro app o costruire esperienze completamente nuove. Sempre meno persone si appoggiano alle API integrate per accedere a Facebook, motivo per il quale abbiamo annunciato che le bloccheremo e abbiamo già terminato 22 di queste partnership. Non siamo al corrente di nessuna informazione personale utilizzata illecitamente da queste aziende.”

In sostanza hanno sostenuto che gli accordi erano disciplinati da un contratto che limitava in maniera stringente l’uso di questi dati e che in base alle informazioni in loro possesso non risultano casi in cui le informazioni siano state utilizzate in modo improprio.

Ma quali dati sarebbero stati ceduti? Il Times tramite dei test ha constatato che i dati ceduti riguardano informazioni personali sugli iscritti, come preferenze sessuali, politiche e la partecipazione agli eventi. La condivisione di questi dati nasce dalla considerazione che Facebook ha dei produttori, riconosciuti, attraverso i loro device, come naturali estensioni del servizio, quindi da non considerare come “terzi”, gli unici per cui siano previste restrizioni all’accesso dei dati stessi. Il Times ha scoperto anche che questo punto di vista di Facebook sui produttori di device, consente ai partner di andare oltre: possono acquisire i dati anche degli amici di un utente, persino quelli che non hanno acconsentito a condividere le loro informazioni, riuscendo così ad accedere ai dati di milioni di utenti.

Tutte quelle trovate messe in atto da Facebook per riprendere credibilità nei confronti del pubblico, inserzionisti e investitori, molto probabilmente non serviranno a nulla dopo quest’ultima scoperta. Sarebbe bastato dichiarare l’esistenza di questi accordi nell’ambito dello scandalo di Cambridge Analityca per farli passare in sordina.

Ma a quanto pare la trasparenza, al contrario di quello che vogliono farci vedere, non è di casa a Menlo Park.

 

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Questo articolo è stato scritto daAndrea PizzutelliLaureato in Comunicazione e Nuovi Media mi occupo di Social Media Management, cercando di farmi strada nel mondo del Digital Marketing. Appassionato di Serie Tv e di Gaming, nel tempo libero adoro viaggiare per conoscere persone stimolanti.
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